“Un viaggio lungo 72 ore”

Intervistatore Data intervista Intervistato Età intervistato Protagonista della memoria
Camilla Compagnoni 27 dicembre 2014 Laura Zamboni 45 anni Giovanni Zamboni

Vi racconterò della deportazione di mio nonno in Moravia, testimoniata dalla lettera scritta che mio nonno ha dato a mia mamma.

La lettera comincia dicendo che ci furono giorni di terrore per gli ordini dati dai comandanti con pene severissime per chi non ubbidiva, la luce elettrica mancava e nella notte si vedevano le ombre dei primi fuggiaschi. Poi venne dato l’ordine di partire agli abitanti di Arco che si riunirono nella piazza di Arco con i soli vestiti che indossavano e con altre poche cose. Partirono alle 18.30 del 26 Maggio 1915 con carri trainati da buoi, a piedi verso Trento chiedendosi cosa gli avrebbe riservato il futuro. Passarono lungo il lago di Toblino e arrivarono alle 3 di notte a Vezzano dove bussarono alle case chiedendo un po’ di caffè per vincere la stanchezza. Al mattino arrivarono a Trento e furono riuniti in piazza Dante e poi fatti salire su di un treno merci di circa 50 vagoni per bestiame con 1500 profughi. Ad Innsbruck tutti gli uomini dai 18 ai 50 anni sono dovuti scendere per passare una visita militare, ma loro riuscirono a nascondersi e a tornare sul vagone mentre molte famiglie rimasero divise senza avere più notizie dei famigliari per molti mesi.

Il treno continuò la sua lenta corsa lungo il fiume Inn, poi tra valli e monti fino a Linz dove venne distribuita una minestra ma siccome erano senza recipienti per poterla mangiare mandarono uno di loro di corsa in città a comprare alcune scodelle di ferro. Poi di nuovo in viaggio con le facce annerite dal fumo chiedendosi dove mai li avrebbero portati e soprattutto cosa se ne sarebbero fatti di tanta gente inutile.

In Boemia 2 ore di sosta per potersi dissetare e di nuovo sul treno dove, stanchi per il lungo viaggio, riuscirono ad addormentarsi fino a quando un grido li svegliò: AUFF !!! Era un soldato col fucile che li fece scendere a Blansko, un paesino a 24 km nord di Brno, osservati dagli abitanti incuriositi nel vedere tanta gente.

Furono sistemati in una sala teatro in 32 con un po’ di paglia come letto  ma che sembrava il miglior letto del mondo dopo le lunghe e noiose 72 ore di viaggio e lì rimasero per 15 giorni.

Alla loro famiglia di 8 persone fu quindi dato un appartamento con camera, cucina e ripostiglio. La popolazione era simpatica ed offriva ciò che era nelle loro possibilità. Scrissero una lettera al fratello di mio bisnonno ma arrivò la risposta solo 11 mesi dopo! Grazie al Bollettino stampato in italiano a Vienna voluto dai deputati De Gasperi e Conci nella rubrica dell posta dei prigionieri trovarono scritto: famiglia Zamboni, Arco e fu così che riuscirono ad avere notizie dei propri cari dalla Russia e da Arco.

Nel febbraio 1917 anche il mio bisnonno Giovanni venne dichiarato abile e dovette partire: fu mandato in Ungheria in un reggimento di tedeschi e slovacchi, poi in Galizia per 3 mesi e per 17 mesi in Romania in un battaglione di trentini ed istriani. Da qui poteva spedire delle cassettine contenenti 5 kg di farina e cereali alla famiglia che stava patendo la fame a Blansko. Dal suo reggimento partirono ogni settimana 400 cassettine tutte dirette ai famigliari profughi e fu grazie a queste che la famiglia del mio bisnonno riuscì a sopravvivere e a tornare in Italia.

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