“Le difficoltà della guerra”

Intervistatore Data intervista Intervistato Età intervistato Protagonista della memoria
Beatrice Santoni 2016  ? ? Silvio Pedrotti

Il 31 luglio 1914 Silvio Pedrotti è partito per la guerra assieme ad altri compaesani.
La sera prima della partenza tutti cercavano di allontanare le loro preoccupazioni cantando e bevendo; c’era chi avrebbe dovuto abbandonare i figli piccoli, chi gli anziani genitori e lasciare in mano alle donne il duro e faticoso lavoro dei campi al quale era legata la stessa sopravvivenza della famiglia. L’augurio di tornare presto appariva come una bugia ma era un po’ di sollievo per tutti.
Raggiunse il fronte della Galizia, ma solo il 28 agosto arrivò a Leopoli e iniziò a lavorare per scavare le trincee ed avvicinarsi pian piano al fronte nemico.
Fortunatamente lui e i suoi compagni durante gli scontri subirono poche perdite, ma durante un combattimento fecero prigionieri alcuni soldati russi che risposero con l’artiglieria costringendolo a nascondersi. Mentre cercava riparo in una piccola buca una pallottola nemica ha attraversato il suo berretto; rendendosi conto di aver rischiato di morire il suo pensiero era per i genitori che non avrebbe più rivisto.
Le sue parole scritte nel diario furono: “Iniziai a piangere e a ringraziare la Beata Vergine che mi ha protetto e poi ho voluto cercare la pallottola che poteva uccidermi e l’ho tenuta come ricordo”.
Solo dopo lunghe marce stremato dalla fame e dal freddo era arrivato in Galizia e successivamente a combattere sui monti Carpazi.
Tra i ricordi di guerra di questo periodo lui raccontò: “Il rancio e il pane era scarso e con coraggio mi sono allontanato per cercare qualcosa da mangiare; un contadino mi diede caffè con latte e pane in cambio di qualche informazione, ma io non capivo la sua lingua ed allora lui mi portò davanti a uno specchio e guardandomi non credevo di essere io e in quel momento ho cercato di fargli capire come mi ero ridotto a stare nelle trincee.”
Dopo vari combattimenti nell’autunno 1915 l’ottava Divisione della quale faceva parte venne pian piano spostata dalla Galizia sul fronte italiano nell’altipiano di Lavarone e Folgaria.
Questa divisione fu incorporata nel XX corpo d’armata per la preparazione dell’offensiva austro-ungarica.
Nel suo diario ricorrevano spesso parole di riconoscenza per i suoi compagni di combattimento: “Dio solo può sapere il bene e i sacrifici che abbiamo fatto l’uno con l’altro nel tempo che siamo stati assieme; solo grazie alle parole di incoraggiamento che ci scambiavamo ho resistito ai sacrifici che bisognava sopportare”.
Nella primavera del 1916 fu fatto prigioniero e fu portato nel campo di prigionia di Padula in provincia di Salerno e utilizzato come mano d’opera nella campagne dalle quali dipendeva il rifornimento alimentare sia dei soldati che della popolazione civile.
In quel periodo egli si domandava spesso: “Chi avrebbe mai detto che un giovane come me, nel fior della vita, sano e robusto, sia finito in un campo di prigionia lontano dai suoi cari”.
Successivamente venne spostato in un Paese del Piemonte nell’alto Monferrato dove prestò la sua opera presso una famiglia che produceva concimi per l’agricoltura.
Da questo periodo di “prigionia” nascerà un rapporto di fiducia ed affetto con scambi epistolari e visite che continueranno fino alla sua morte nel 1954.

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