“Un incubo che è continuato anche dopo la fine della guerra”

Intervistatore Data intervista Intervistato Età intervistato Protagonista della memoria
Giorgia Lore 5 gennaio 2015 Paola 74 RInaldo

Nel 1915, qualche mese prima dell’esodo in Boemia dei ledrensi mio nonno Angelo (1866-1939) attraverso Passo Nota emigrò nel regno d’Italia, lasciando a Bezzecca la moglie Carolina con Lidia di 19 anni, Rinaldo di 16 anni, Gualtiero di 15 anni e Leonilda di 2 anni. Nel maggio 1915 nonna Carolina con i figli partì per la Boemia, assieme a quasi tutti gli abitanti della Valle. Giunti in Boemia trovarono alloggio presso una famiglia di contadini nel paese Chynava. Il 10.05.1917 mio padre Rinaldo venne chiamato alle armi: lasciò Chynava e raggiunse Innsbruck. Qui lasciò l’abito civile e venne inquadrato nel Primo Reggimento dei Kaiserjaeger, terzo Battaglione, seconda Compagnia. Dopo un breve corso di addestramento venne inviato a combattere in Galizia e qui rimase fino alla fine della guerra. Degli anni trascorsi non parlava volentieri. Al rientro in Patria, poiché indossava ancora la divisa dell’impero austroungarico venne arrestato e dovette fare altri sei mesi in un campo di prigionia italiano.

 

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